Credito d’imposta su ricerca e sviluppo, un’opportunità che fa bene alle imprese.

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Troppi player del mercato non la conoscono e se ne precludono così i benefici. Tutt’altro che trascurabili, peraltro. Il credito d’imposta, anche detto bonus ricerca e sviluppo 2015 prorogato sino al 2020, consiste in una agevolazione fiscale dedicata ad imprese e società di qualsiasi forma giuridica che abbiano effettuato investimenti in attività di ricerca e sviluppo al fine di accrescere la propria innovazione e competitività.

Si tratta in pratica di un’opportunità a disposizione delle aziende per recuperare i costi di innovazione sostenuti e disporre di nuove risorse per continuare ad investire nello sviluppo della propria impresa.

CreditoimpostaricercasviluppoMa mettiamola sotto la lente di ingrandimento: è possibile usufruirne solo in compensazione a partire dal periodo di imposta successivo a quello relativo agli investimenti stessi ed è utilizzabile tramite modello F24. Ha un carattere automatico e non è dunque soggetto a pre-autorizzazioni o approvazioni ex-ante, ma presuppone una certificazione da parte di un soggetto abilitato e indipendente . È stabilito inoltre che per accedere al bonus ricerca e sviluppo 2019 le spese di ricerca e sviluppo devono essere certificate da un revisore indipendente e che la certificazione va allegata al bilancio. La legge di bilancio 2019 ha inoltre introdotto l’obbligo di predisporre una relazione tecnica che illustri le finalità, i contenuti e i risultati delle attività di ricerca e sviluppo svolti.

Chi ne può trarre vantaggio?

Possono beneficiare di questa agevolazione tutte le imprese residenti in Italia, le imprese non residenti in Italia ma con stabili organizzazioni nel territorio dello Stato, gli enti non commerciali con riferimento alla propria eventuale attività di tipo commerciale, le imprese agricole che determinano reddito agrario, i consorzi e le reti di imprese. Non possono invece beneficiare del credito d’imposta i titolari di reddito di lavoro autonomo (cioè i professionisti) e gli enti non commerciali.

Una vera manna dal cielo, a condizione che…

Il credito d’imposta può essere riconosciuto a condizione che la spesa per gli investimenti in ricerca e sviluppo sia, per ciascun anno di imposta, di almeno 30.000 euro e che tale spesa sia di tipo incrementale, ovvero che sia superiore alla media degli investimenti effettuati dalla stessa impresa durante il triennio precedente all’anno in corso.

Le attività di ricerca agevolabili.

Quali sono i costi che è possibile recuperare grazie al credito d’imposta? Molti e diversi. Si parla in primo luogo di lavori sperimentali o teorici: quelli che hanno cioè come finalità primaria l’acquisizione di nuove conoscenze su fenomeni o fatti osservabili senza applicazioni pratiche dirette; a questi si aggiungono le attività di ricerca destinata all’acquisizione di nuove conoscenze: quelle utili, ad esempio, alla messa a punto e alla creazione di nuovi prodotti, processi o servizi, al miglioramento di quelli già esistenti o alla creazione di componenti di sistemi complessi necessari per la ricerca industriale (compresi i disegni di prodotti da lanciare sul mercato o attività di tipo concettuale come la pianificazione e la documentazione di prodotti, processi e servizi innovativi).

Riconosciuti con il credito d’imposta anche gli investimenti per l’acquisizione, la combinazione e l’utilizzo di conoscenze di natura scientifica, tecnologica e commerciale, quelli per la produzione e il collaudo di prodotti, processi e servizi e quelli per l’inserimento di innovazioni sul mercato o all’interno dell’azienda. Rientrano nel credito d’imposta, per esempio le spese relative al personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, anche se non “altamente qualificato”.

Si tratta quindi di un tema di grande spessore che nessuna industria può permettersi di ignorare, in un mercato dove l’innovazione è destino e condizione per restare sul mercato in modo competitivo. Tanto più perché a rientrare nel provvedimento sono non solo le spese sostenute per l’ideazione di nuovi prodotti e servizi, ma anche le attività di consulenza, quelle cioè sviluppate e dedicate al miglioramento di performance aziendali, punti di forza per la crescita sostanziale di qualunque brand.

Rivolgetevi al vostro commercialista di fiducia per approfondire la tematica trattata nell’articolo.