LOGISTICA? IL CARICO PESA SULL’INDUSTRIA

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Mentre il trade si libera di responsabilità

Spedizioni just in time, metodi operativi di derivazione americana e sistemi informatici per l’esatta visibilità delle giacenze. Ma la risorsa umana resta il must di ogni magazzino.

Consegne piccole, frequenti e rapidissime su bancali eterogenei, compositi e assemblati con merci diverse: non più come una volta quando i carichi erano omogenei, corposi, e oltretutto prevedibili. È un po’ come il mangiare poco e spesso, che fa utilizzare più calorie rispetto ai pasti luculliani consumati una volta al giorno. Nel caso della logistica attuale, abbastanza diversa da quella di ieri, le calorie spese sono quasi tutte dei produttori, alle prese con nuove organizzazioni del lavoro, una mancanza di programmazione stabile e un rischio di impresa decuplicato in confronto a solo un decennio fa. “Fermo restando che non esiste un magazzino perfetto a prescindere, ma che il migliore è quello che meglio si adatta al tipo e alla mole di merceologie trattate”, chiarisce Luigi Ambrosin, titolare di BSB Logistica, vediamo nel dettaglio come è cambiata la logistica stessa negli ultimi anni, e che volto ha, in particolare, quella del nostro settore.

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RIASSORTIMENTO CONTINUO

La tendenza delle aziende della distribuzione a non fare più magazzino, se non per lo stretto necessario e per un quantitativo di merce pari a quella esposta a scaffale, genera l’esigenza di spedizioni in tempi record e una difficoltà di previsione per i fornitori, quanto meno in termini di produzione. La programmazione di un tempo, infatti, quando il retail si assumeva il rischio di ordinare una partita di merce in relazione alle proprie capacità di vendita, resta un bel ricordo nel cuore delle industrie, che nella nuova routine del just in time ad ogni costo devono destreggiarsi con problemi di composizione di bancali molto variegati e assai poco compatti. Il riassortimento è continuo e segue la dinamica delle vendite al dettaglio.  Senza considerare le vicende non certo agognate che si creano con l’ormai assodato diritto di reso al termine di una campagna.

DIRITTO DI RESO

Dopo ciascuna operazione di marketing, cui le aziende non possono in molti casi non partecipare, la merce invenduta viene difatti reinviata al mittente, in modo perlopiù disassortito e poco composto. È compito dell’industria controllare allora i prodotti di ritorno, giunti più o meno integri e completi degli originari accessori. I cat riducono intanto lo spazio adibito alle riparazioni, mentre la distribuzione ha sempre meno tempo a disposizione per valutare un apparecchio guasto, o apparentemente tale: si giunge così a livelli di surplus di prodotti difettosi mai visti prima.

“Ma dietro a molti casi di cosiddetto malfunzionamento – ci confessa Giovanni Bilancioni di Trevidea – si celano invece situazioni di cattivo utilizzo e cattiva comprensione delle funzioni di un prodotto. A volte basta dunque un consiglio telefonico o una spiegazione di due righe via mail per risolvere casi di false difettosità, che non fanno altro che mettere in luce le lacune di competenza e di chiarezza verso il consumatore in seno al nostro trade”.

Di fatto il mondo del retail sta spostando la responsabilità e la disponibilità degli stock verso quello delle aziende produttrici. E la crescita di alcuni player della distribuzione non fa che acuire tale fenomeno. Forti di leve sempre più solide, molti retailer adottano oggi modalità logistiche inedite, almeno nel nostro Paese, richiedendo non solo consegne frequenti e di piccola entità, ma cavalcando anche abitudini di origine USA come il drop shipment e lo stock consignment.

DROP SHIPMENT E STOCK CONSIGNMENT

Nel primo caso il negozio fisico viene dirottato verso una piattaforma o un portale online che permette al retailer di vendere quasi a catalogo, per poi girare l’ordine al proprio fornitore. Si tratta di una forma ibrida di e-commerce in cui il produttore mette a disposizione uno stock di prodotti al rivenditore, il quale lo acquista solo nel momento della vendita effettiva al cliente finale.

Per stock consignment si intende invece il sistema il cui i prodotti nel pdv non sono di proprietà del distributore ma del fornitore, che utilizza pertanto gli spazi espositivi del cliente retailer. Anche in questo caso il trade acquista il prodotto dal proprio fornitore solo dopo aver realizzato la vendita. Si alleggerisce così l’esposizione finanziaria del trade, mentre aumenta proporzionalmente quella dei produttori, investiti ora di un compito nuovo, quello di contribuire al successo delle vendite dei propri clienti-partner.

FAVORIRE IL SELL-OUT

Come? Tramite campagne di marketing che possano favorire il sell-out dello stock già dislocato presso i rivenditori del territorio. E mediante una accurata selezione di codici di prodotto immessi sul mercato. “Se vent’anni fa il consumatore finale poteva scegliere fra molti modelli diversi all’interno della stessa categoria – spiega Massimo Zanzo di De Longhi Appliances – oggi non gli resta che selezionare il proprio prodotto in un ventaglio di quattro, massimo cinque alternative.

Il motivo? Il rischio imprenditoriale è tutto a nostro carico, specialmente con merceologie stagionali per eccellenza, soggette a un tasso di insuccessi elevato in ragione di un’estate piovosa o di un inverno troppo caldo”. Soluzioni nella manica non ne abbiamo, ma ci piace il consiglio di Mauro Zanetti di Olimpia Splendid. “L’optimum – suggerisce – sarebbe assicurarsi una visibilità totale dello stock del cliente, che permetterebbe di reintrodurre la merce necessaria in autonomia con una garanzia di transito di 24/48 ore. Basterebbe una collaborazione più stretta tra produttori e distributori per dare giovamento a tutta la filiera”.

FOTOGRAFIA IN TEMPO REALE

Un sistema informativo avanzato per la corretta gestione dei materiali e delle loro allocazioni è dunque tra i must di una logistica al passo coi tempi. L’esigenza è che sia connesso online con quello del cliente, per una fotografia del magazzino in tempo reale. Altra condizione è che il magazzino stesso sia idoneo al tipo di merce da movimentare, sia per dimensioni che per struttura. “Essenziale che sia antisismico e con dispositivi di security all’avanguardia – chiosa Ambrosin – e che rispetti da ultimo, ma non certo per importanza, le esigenze profonde degli operatori, risorsa principale di ogni attività, quella del magazzino su tutte”. Altrimenti, aggiungiamo noi, tutti i discorsi su una logistica efficiente rischiano di andare a farsi benedire.

BiancobrunointervistaINCENTIVI E PREMI, MA ANCHE SOLUZIONI AD HOC PER OGNI LAVORATORE.

“Inutile girarci intorno, la risorsa umana – evidenzia Luigi Ambrosin di BSB Logistica – è il bene più prezioso di ogni magazzino”. “Va pertanto gestita con estrema cura in termini di incentivi e premi per risultati condivisi, oltre che sotto il profilo della correttezza nei rapporti di lavoro”.

“I sistemi informatici e di security sono strumenti necessari agli operatori, ma non sono tutto”. “Occorre accrescerne il senso di appartenenza con soluzioni ad hoc per ciascun lavoratore, senza dimenticare la giusta attenzione che deve essere dedicata all’ambiente di lavoro”.

FRIENDLY E VELOCI?

“La tendenza delle aziende è quella di non fare più magazzino o quasi, e ciò genera necessità di spedizioni in tempi rapidissimi e una minore possibilità di programmazione da parte nostra” spiega a Bianco & Bruno Giovanni Bilancioni, vicepresidente di Trevi.

“Inoltre lo spazio sempre più esiguo dei cat per effettuare le riparazioni crea un surplus di prodotti difettosi. Troppo spesso la gdo non fa sufficienti valutazioni del guasto e ci rimanda il prodotto indietro”.

COLTIVARE SOSTENIBILITÀ

“Logistica green? L’urgenza di consegne piccole e serrate – sottolinea Massimo Zanzo, supply chain technology manager di De Longhi Appliances – non sta certo togliendo automezzi dalle nostre strade, anzi”.

“Si tratta probabilmente di veicoli di minori dimensioni, che circolano però con frequenza elevata incidendo sul traffico urbano e sull’inquinamento. Senza considerare le difficoltà nel raggiungere negozi nei centri storici, soggetti a limitazioni e fasce orarie”.

COLLABORAZIONE VERA

“La maggiore questione aperta sul fronte della logistica – evidenzia Mauro Zanetti, integrated logistic director di Olimpia Splendid – è la complessità nella gestione dello stock”.

“Per il futuro va dunque pensata una collaborazione più stretta tra produzione e distribuzione: è necessaria una visibilità totale delle giacenze per tutte le categorie merceologiche al fine di ottenere vantaggi economici per il retailer e una riduzione dei costi di trasporto sulle spalle dell’industria”.

 

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