e-commerce, più cultura, puntare sulla formazione digitale

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Italia fanalino di coda per gli acquisti online? Sì, ma con qualche novità. Nel campo immenso dell’e-commerce e del digital retail, la penetrazione degli acquisti sul web sembra che si avvii a superare il 7% nel 2019, secondo quanto emerso in occasione del recente Netcomm Forum, tra i principali appuntamenti italiani dedicati al commercio elettronico che si svolge a MiCo, Milano: le ricerche dell’Osservatorio eCommerce B2C promosso da Consorzio Netcomm e della School of Management del PoliMi parlano di un 6% per i prodotti e un 11% per i servizi. Cifre interessanti, che ci permetteranno così di occhieggiare da non troppo lontano ai tassi in doppia cifra di Regno Unito, Francia e Germania. La sfida è importante per tutti gli operatori della filiera, sistemi logistici in primis, che dovranno gestire beni per un valore di oltre i 31,5 miliardi di euro, il 15 per cento in più rispetto allo scorso anno.

A crescere nello shopping online, secondo le indagini, sarebbero più i prodotti dei servizi, con un fatturato di 18,2 miliardi (+21%) per i primi e di 13,3 miliardi di euro (+7%) per i secondi. Per entrambi i comparti il leitmotiv resta uno: lo smartphone. Quasi quattro acquisti su dieci vengono infatti effettuati dal telefonino, estensione ormai naturale del corpo umano del ventunesimo secolo. Tra le evoluzioni del mercato a bordo della rete, spiccano le performance del mercato informatico e ce, protagonisti di un incremento di 18 punti percentuali

Ecommercemilanoper un valore complessivo di oltre cinque miliardi di euro. Dopo abbigliamento e arredamento, ormai consolidati nel canale online, assistiamo all’arrivo dei prodotti food & grocery nell’e-commerce degli italiani, mentre nei servizi il settore più in voga rimane quello legato al turismo e ai trasporti con un +8% e 10,8 miliardi di euro totali.

Ma come incrementare il giro d’affari in un canale dalle evidenti potenzialità di business? Basterebbe puntare di più e meglio sul know-how digitale delle aziende produttrici: solo il dieci per cento delle imprese italiane, infatti, si è ad oggi lanciata nella vendita online, e la motivazione sta proprio nella scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili all’espansione del proprio fatturato. Un ritardo da colmare in fretta, a suon di competenze nuove e maggiore competitività. Solo così sapremo finalmente ridurre il gap che separa il 44% degli italiani e-shopper dal 68%, in media, della popolazione europea.

Formazione mirata e ad ampio raggio, con investimenti diretti all’acquisizione di tecnologie innovative e nuovi saperi: ecco la ricetta urgente per lo sviluppo del digital retail, incentrato sugli strumenti ormai noti dell’intelligenza artificiale, del machine learning e delle chatbot, necessari come sono a tessere relazioni proficue e sempre più personalizzate con la propria clientela. Troppo difficile? Facciamoci il segno della croce, perché allora, inesorabilmente, non potremo che indietreggiare come gamberi stanchi.