Packaging è marketing…forza e identità del brand.

Packaging milano scatola

Imballaggio uguale vecchio polistirolo e cartone di cui sbarazzarsi al primo bidone? Neanche per sogno! è nato un fior fiore di studi attorno al packaging di un prodotto, biglietto da visita di un bene appena ricevuto e prima impressione quando dobbiamo ancora scartarlo. Dell’importanza della “scatola” si è occupato anche il Politecnico di Milano, che presso la Facoltà di Architettura e Disegno industriale ha istituito percorsi formativi per progettare imballi. Sotto ogni punto di vista: quello della struttura fisica – materiali, spessori e dimensioni – e dell’estetica funzionale.

Packaging milano scatolaDi fatto, la forma, la fattura e la composizione di una confezione nascondono significati vitali nella costruzione dell’idea di prodotto, il famoso “percepito”, come dicono i saggi del settore. Un packaging è solido e ben fatto? Custodirà senz’altro un bene di qualità elevata. è in metallo, è lucido, ha uno stile minimal? Racchiuderà di certo un gioiello tecnologico di ultima generazione. Chiaro, l’imballo deve essere tutt’uno col bene e in linea con esso. Se poi a consegnarcelo è uno spedizioniere rinomato e di alto livello, magari notoriamente costoso, che l’azienda produttrice o il distributore ha selezionato – così crediamo – “solo per noi”, il gioco è fatto: l’immagine di quel bene salirà alle stelle, così come il livello di fidelizzazione verso quel brand. Magari il prodotto in sé non si dimostrerà all’altezza, ma poco male. La sua immagine, nella nostra mente, sarà stata in gran parte già scolpita, il suo valore aggiunto già assodato.

Packaging milanoChi progetta imballi (soprattutto se personalizzati) ha dunque una marcia in più, in particolare nel settore eldom, che richiede non solo cura, ma pure profonda specializzazione. Dove le grandi dimensioni degli apparecchi sono spesso sinonimo di delicatezza, più che di robustezza, considerate le sofisticate tecnologie – o nanotecnologie – sigillate all’interno. Come accade ad esempio coi pannelli ultrasottili dei tv. Protezione e integrità? Sono solo il minimo che ci si possa aspettare da un packaging che si rispetti. Il resto è emozione, coinvolgimento, percezione.

Nel settore non mancano esperti dalle teorie quanto meno interessanti e dal sapore antropologico: secondo cui, per citarne una, gli imballaggi nascerebbero per riprodurre una relazione interpersonale, quella di confezionare o imbustare un dono per qualcun altro. Così, quando riceviamo un prodotto alla porta di casa, è come se fosse un regalo giunto per noi da chissà dove. Anche se lo abbiamo ordinato l’altroieri su Amazon.

Grande, anzi gigantesca, l’attenzione che viene dunque data oggi al packaging nella supply chain: già perché, checché se ne dica, l’imballo è strumento di comunicazione e marketing. Racconta l’identità di un marchio e, specie nel b2c, può essere conservato per usi inediti – piante, monete antiche, macchinine del bimbo – ed essere così ricordato in eterno come la scatola di quello smartphone (ad esempio) che mi ero gaiamente auto-regalato a Natale.

Un imballo originale? Ecco come realizzarlo

– Identificazione: può raccontare qualcosa del prodotto che custodisce o dell’azienda, differenziandosi da quello dei concorrenti

– Protezione e sicurezza: è necessario che garantisca integrità da urti, umidità e sporcizia durante il trasporto

– Informazione: deve elencare, all’interno, tutti i componenti e includere istruzioni d’uso e modalità di riciclo

– Marketing: è utile renderlo accattivante e dal forte impatto, con colori in linea col brand. E contenere inoltre, se possibile, gadget inaspettati